L'esterno Isolata dal paese e di notevoli dimensioni (per cui sottintende un centro abitato di una certa consistenza), la pieve di Palazzo, è oggi inserita in un piacevole spazio verde che fa del sito un luogo di pace spirituale. Costruita totalmente in cotto su una precedente alla fine del secolo XI, presenta una bellissima facciata rivolta a occidente. È a capanna, monocuspidata con tre pinnacoli circolari, affiancata da spioventi laterali ribassati separati da due robusti contrafforti a sezione triangolare e divisi in due da una parasta (quella a nord è stata compromessa da successivi interventi). Ma la caratteristica peculiare della facciata è l’alzato in cotto a spinapesce che si rifà all’opus spicatum dell’architettura romana ed è tipico delle costruzioni protoromaniche. Al centro della facciata è disegnato un finto protiro in pietra, leggermente aggettante che ingloba il portale e il rosone e termina con una cuspide in cotto: rivela analogie con quello della basilica di Aquileia. Il portale è chiuso tra due lesene in pietra con base attica che terminano con capitello a foglie stilizzate (quello di sinistra è stato rifatto nel 1911); ha un leggero sguancio formato da un solo toro a capitello, un’architrave in pietra e una lunetta vuota (anticamente conteneva certamente sculture sacre). I capitelli delle due lesene reggono un arco, sopra il quale s’innalzano due spallette sempre in pietra che salgono fino a circondare il rosoncino (privo oggi della ruota marmorea). Nella spalletta sinistra troviamo racchiuso, come materiale di riuso e ruotato di -90°, un frammento di pluteo che raffigura due pavoni e potrebbe risalire alla pieve precedente. Nella parte alta dello spiovente destro della facciata si apre una finestrella a croce greca che richiama quella interna sopra l’arco trionfale. S’innalza in questo punto il campanile del secolo XV ben più basso dell’attuale: infatti la cella campanaria e il coronamento ottagonale furono aggiunti nel Settecento. Il fianco esterno sud della pieve, con tetto a spiovente, più basso dell’alzato della navata centrale (il fianco nord è stato totalmento rifatta nel secolo XVII aprendovi nuove finestre), è anch’esso caratterizzato da brani di alzato a spinapesce (ricorrenti a fasce), scandito da paraste a distanze irregolari. Interessante il brano adiacente allo scavo della vasca battesimale, dove sono visibili le varie fasi d’intervento: la fondazione romanica in ciottoli ricuperati dall’edificio del V secolo, un brano di alzato a spinapesce e la successiva muratura caratterizzata da numerosi tamponamenti. La parte absidale è posta a oriente. Delle tre absidi semicircolari originali rimane sono quella della navata centrale, anch’essa tuttavia rifatta quasi completamente nella prima metà del XV secolo, ma sulle fondamenta originarie. Delle laterali restano le fondazioni dell’emiciclo, a seguito della loro demolizione avvenuta nel XVII secolo, quando furono costruite al loro posto due sacrestie. L’abside centrale, scandita da paraste in cotto e coperta da un tetto a ombrello, è più bassa della parete di chiusura della navata. Nell’alzato soprastante a capanna si apre un croce greca che dà luce all’interno della pieve. È simile a quella di facciata. Nell’emiciclo absidale si aprono, a nord e a sud due rozze finestre molto posteriori; di notevole importanza invece i tre fornici arcuati nella parte alta meridionale e il brano di archetti sottogronda di carattere lombardo che permettono di datare la pieve al tardo XI secolo.(5) Nei restauri di Ermentini è stata ripristinata anche parte di una monofora con strombo.
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